The Heliocentrics al Jazz is Dead! una lezione di libertà musicale in un superlativo concerto, cerebrale e corporeo al tempo stesso
- Planet Claire
- Jun 1
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Festival Jazz is Dead!, Cascina Falchera concerto del sabato 30 maggio 2026, ore 18 2026© Articolo di Clara Bruno - Tutti i diritti riservati tempo di lettura: 3' line-up: VOCALS Barbora Pátková
DRUMS Malcolm Catto
BASS Jake Ferguson
CELLO & ELECTRONICS Danny Keane
KEYBOARDS & ELECTRONICS Toby McLaren
SAX, FLUTE Chris Williams
Jazz Is Dead! si è sempre pensato come una esplorazione sonora continua tra hip-hop, metal, black music, noise, free jazz e così via. In questo contesto, gli Heliocentrics, in scena per la 9° bellissima edizione del festival, appaiono come uno dei punti d'incontro più alti fra tutte queste traiettorie: una formazione capace di muoversi tra inquietudini jazz, elettronica analogica, psichedelia cosmica, funk, afrobeat, musica colta e molto altro, senza appartenere a nessuno di questi mondi.
A Torino, nella cornice bucolica di Cascina Falchera, l'ensemble londinese ha confermato la sua capacità di trasformare il concerto in un organismo in costante mutazione. Più che una sequenza di 'canzoni', l'esibizione -un'ora di musica- si è sviluppata come un unico flusso sonoro, una suite in continua trasformazione, attraverso la costruzione di ricche tessiture musicali fatte di deviazioni ritmiche, stratificazioni timbriche e aperture improvvisative.
L'attuale formazione è salda attorno ai due storici pilastri dell'ensemble, il batterista Malcolm Catto e il bassista Jake Ferguson, e mantiene la vocazione di collocarsi fuori dalle categorie tradizionali.
A Torino gli Heliocentrics si sono presentati con una line-up composta dalla cantautrice Barbora Pátková alla voce, Malcolm Catto alla batteria, Jake Ferguson al basso, Danny Keane al violoncello e elettronica, Toby McLaren alle tastiere e elettronica e Chris Williams al sax e flauto.
Il basso di Ferguson ha funzionato come asse gravitazionale dell'intera performance, mentre il sax e il flauto di Williams, le tastiere di McLaren e il lavoro di Keane fra violoncello e elettronica costruivano strati sonori sempre più densi e articolati. Barbora Pátková, forte di una voce bella e malleabile, ha cantato in inglese e nel suo nativo slovacco. Ed è nella sua lingua madre che il canto acquistava una particolare forza espressiva, valorizzando la musicalità della sua emissione vocale. (A tratti si sente la lezione di Nina Simone.) La sua presenza scenica, costruita su una gestualità marcatamente sensuale e una continua teatralizzazione del corpo, contrasta con l'architettura rigorosa della band, assorbita nell'esecuzione musicale. La vocalist è quasi una forza autonoma che cerca di imporsi al centro della scena, mentre i musicisti mantengono una distanza dalla sua esuberanza performativa e sembrano sottrarsi alla sua logica spettacolare. La musica degli Heliocentrics si fonda su una tensione permanente. Il groove non è mai una struttura definitiva ma una forza ipnotica; funk e afrobeat non si stabilizzano in un andamento riconoscibile e rassicurante; il jazz-fusion assume le sue forme inquiete e instabili; la musica colta si affianca alla sperimentale. Ogni elemento sembra esistere soltanto per essere trasformato e per dire qualcos'altro.
Gli Heliocentrics non eseguono semplicemente un repertorio: lo smontano e lo ricompongono in tempo reale. La materia musicale si espande e si contrae secondo una logica che privilegia il movimento continuo rispetto alla forma chiusa.
Dal vivo, la formazione londinese sviluppa la dialettica tra disciplina ritmica e deriva psichedelica, facendo del concerto un unico racconto musicale, vicino alla suite -appunto- e lontano dalla tradizionale successione di canzoni. Ogni tema viene trattato come materia prima per esplosioni free jazz, riverberi dub, che si intrecciano a inattese accelerazioni di funk e groove subito fratturati, subito riassorbiti in nuove configurazioni sonore.
A Cascina Falchera, la band ha fatto del luogo un club psichedelico all'aperto, capace di portare il pubblico da una dimensione ipnotica a una dimensione fisica danzante e viceversa. Pochi gruppi contemporanei riescono a essere allo stesso tempo così cerebrali e così corporei.
La modalità performativa degli Heliocentrics ha dato loro uno spazio particolare nel panorama contemporaneo. Il gruppo conserva da sempre una reputazione enorme, pienamente meritata, presso la critica musicale internazionale, pur mantenendo una presenza live piuttosto selettiva.
Per questo motivo il concerto torinese assume un valore notevole: non soltanto per la qualità altissima della performance, ma anche perché testimonia la vitalità di una formazione che continua a rendere il passato del jazz una materia viva, instabile e imprevedibile. Gli Heliocentrics hanno mostrato ancora una volta come la tradizione possa essere continuamente reinventata, trasformando ogni concerto in un iter aperto.
La cosa curiosa è che il concerto di Torino potrebbe essere uno dei pochissimi show degli Heliocentrics del 2026 a ricevere una recensione estesa in lingua italiana. E, alla luce di quanto ho visto a Jazz Is Dead!, è difficile immaginare un'occasione più meritevole di essere raccontata.





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