C'est quoi l’amour? di Fabien Gorgeart: quando il cinema francese trasforma il caos sentimentale in una divertente commedia morale
- Planet Claire
- Jul 11
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2026© articolo di Clara Bruno - tutti i diritti riservati tempo di lettura: 4 minuti C'est quoi l'amour (Cos'è l'amore) scritto e diretto da Fabien Gorgeart
durata: 1h40’
visto al cinema Greenwich di Torino il 10 luglio 2026 in versione originale francese
C'est quoi l'amour? (une comédie de "démariage"), terzo lungometraggio di Fabien Gorgeart, è intrinsecamente cinema francese. Soltanto i francesi possiedono quella capacità di affrontare situazioni sentimentali intricate con un equilibrio ‘mozartiano’ tra leggerezza e profondità, tra ironia e malinconia, tra commedia degli equivoci e riflessione filosofica, e infine con una naturalezza invidiabile.
Il tema è quello contemporaneo delle famiglie allargate, degli ex coniugi che continuano a volersi bene, dei nuovi partner, dei figli che appartengono contemporaneamente a più universi affettivi. Materia che in molte cinematografie degenererebbe nel dramma o nella farsa. Gorgeart, invece, la restituisce in una sofisticata commedia umana, nella migliore tradizione francese, (dove nessuno è davvero colpevole e nessuno ha completamente ragione).
La vicenda prende avvio da un'idea narrativa originale, la sceneggiatura è del regista stesso. Fred desidera sposarsi nuovamente in chiesa per accontentare la nuova compagna che è una “ultra-catho”. Ma il precedente matrimonio cattolico con Marguerite rende necessario ottenerne dalla Chiesa la dichiarazione di nullità. L'annullamento di un matrimonio secondo il diritto canonico non è mai una semplice pratica burocratica, ma qui diventa un imprevedibile pellegrinaggio sentimentale e spirituale che coinvolge gli ex coniugi, i rispettivi nuovi compagni, i figli e conduce tutti quanti a Roma e al Vaticano.
Motore assoluto del film sono Laure Calamy, nei panni della ex-moglie Marguerite, e Vincent Macaigne, l’ex marito Fred. Due interpreti eccellenti, due presenze sceniche che incarnano l'essenza del cinema francese contemporaneo. Calamy conferma quella straordinaria miscela di spontaneità, vulnerabilità e intelligenza emotiva che il grande pubblico aveva già amato nella magnifica serie televisiva Dix pour cent (Call My Agent!, 2015-2020), autentico fenomeno internazionale che ha ridefinito la commedia seriale francese. Di fronte a questa irresistibile attrice che sa coniugare precisione comica e vulnerabilità con una naturalezza meravigliosa, Vincent Macaigne è il volto emblematico della nuova sensibilità maschile del cinema francese. È uno degli attori francesi rappresentativi della sua generazione, capace di rendere poetica e persino sexy la goffaggine, irresistibile l'insicurezza, universale l'inadeguatezza. Due film di particolare rilievo nella sua ricca carriera: Médecin de nuit di Élie Wajeman (2021), ritratto notturno e inquieto di un uomo divorato dai propri conflitti morali, e Les Deux Amis di Louis Garrel (2015), raffinata variazione sul triangolo sentimentale che mette in luce la delicatezza del suo talento. C’est quoi l’amour? esiste soltanto grazie alla presenza di Calamy e Macaigne. L’alchimia fra loro è il miracolo del film. Ogni dialogo, ogni esitazione, ogni silenzio conferma che tra i due personaggi continua a esistere qualcosa che sfugge alle definizioni convenzionali dell'amore. Gorgeart racconta perfettamente che i sentimenti non terminano con una sentenza di divorzio, ma mutano forma, sedimentano, la superano.
Attorno ai due protagonisti ruota un cast di grande qualità. Lyès Salem e Mélanie Thierry offrono interpretazioni di rara misura quali nuovi partner, mentre la giovane Céleste Brunnquell, nel ruolo della figlia Léa, aggiunge con piena credibilità lo sguardo adolescenziale che osserva gli adulti senza comprenderli fino in fondo ma intuendone ogni fragilità. Anche Saül Benchetrit, figlia un po’ ribelle, contribuisce con sensibilità al mosaico familiare costruito dalla sceneggiatura di Gorgeart.
Felice l’introduzione della figura di un Papa africano (Bakary Sangaré de la Comédie Française). Non un espediente ironico, ma una piccola invenzione narrativa piuttosto brillante, un gesto cinematografico di notevole eleganza simbolica: la somma autorità spirituale appartiene ormai a un cattolicesimo decentrato, globale, non più esclusivamente europeo e occidentale. La modernità della Chiesa diventa così il controcampo inatteso della modernità delle relazioni affettive.
Il regista evita qualsiasi giudizio morale dall’inizio alla fine. Osserva i personaggi mostrando come ognuno continui a essere necessario nella vita degli altri. La sua benevolenza ricorda Éric Rohmer, ma possiede anche una sensibilità contemporanea. La sua regia rimane invisibile, non illustrativa, lieve, sempre al servizio degli attori e dei dialoghi, mentre il tono oscilla continuamente fra commedia sentimentale (commovente) e riflessione esistenziale (divertente) senza mai perdere l’equilibrio. Che bella abilità di farci commuovere mentre sorridiamo e di farci sorridere mentre le riflessioni si fanno serie.
Fabien Gorgeart appartiene alla generazione di autori francesi che ha fatto delle trasformazioni della famiglia il proprio principale laboratorio narrativo. Dopo il promettente esordio con Diane a les épaules (2017), delicata riflessione sulla maternità surrogata, ha ottenuto ampi consensi con La Vraie Famille (2022), dramma sull'affido familiare presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia. Con C'est quoi l'amour? trasporta quella stessa attenzione ai legami affettivi in un registro apertamente comico.
L ’amore, che cos’è?: è una materia instabile che continua a circolare tra le persone anche quando la società, il diritto o la religione hanno già stabilito che dovrebbe essere terminato. È questa la lezione del cinema francese contemporaneo: ricordarci che i sentimenti non obbediscono mai alle forme attraverso cui tentiamo di organizzarli.
Una commedia riuscita perfettamente divertente che interroga le nostre fragilità e contraddizioni senza volerle risolvere e senza mai smettere di prenderle totalmente sul serio.





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