Teatro Regio: I Puritani di Vincenzo Bellini
- Planet Claire
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Updated: May 4
Teatro Regio di Torino: I Puritani, musica di Vincenzo Bellini opera seria in tre atti su libretto di Carlo Pepoli
vista al Teatro Regio di Torino il 03/05/2026 2026 © articolo di Clara Bruno. Tutti i diritti riservati tempo di lettura: 2' I Puritani è l'ultima opera di Vincenzo Bellini (1835), considerata uno dei vertici del belcanto. Il melodramma romantico ha per sfondo l'Inghilterra del XVII secolo durante la guerra civile. È la storia di un amore contrastato che spinge alla follia: Elvira ama Arturo, cavaliere sostenitore della Casa reale Stuart, ma è promessa al puritano Riccardo, che è parte della opposizione politica repubblicana. atto I: Arturo salva la regina Enrichetta (Henrietta Marie de France, moglie del re Charles I) facendola passare per sua sposa e fugge con lei. Elvira crede di essere stata tradita e impazzisce. atto II: Elvira, folle di dolore, continua ad amare Arturo; sullo sfondo infuria il conflitto politico.
atto III: Sono trascorsi tre mesi. Arturo torna, Elvira rinsavisce, ma lui viene arrestato; all’ultimo momento arriva la grazia politica che salva l’eroe e riunisce i due amanti.
La nuova produzione torinese de I Puritani al Teatro Regio sarà in scena dal 6 al 17 maggio 2026.
direttore d'orchestra Francesco Lanzillotta regia, scene e costumi Pierre-Emmanuel Rousseau maestro del coro Gea Garatti Ansini Il cast è guidato dal tenore nordamericano John Osborn e dal soprano italiano Gilda Fiume.
L'allestimento privilegia la dimensione interiore rispetto al quadro storico, nel solco di una lettura intimista e psicologica. Anche in Bellini il contesto storico era soltanto "decorativo", funzionale alla vicenda di arresti, fughe, condanne. Ma la regia di Rousseau riduce ulteriormente l'ambiente storico, creando uno spazio quasi astratto, in cui la vicenda si consuma come dramma della mente, teatro dell'interiorità (con una immagine finale di suicidio, a mio parere eccessiva, aggiunta a sottolineare questa visione introspettiva). Al centro del melodramma emerge Elvira: figura fragile e allucinata, la cui follia diventa chiave interpretativa essenziale. La scena riflette questo progressivo sgretolamento, in un conflitto interiore tra amore e perdita. La direzione musicale di Lanzillotta punta su trasparenza e cantabilità, valorizzando la tipica linea lunga belliniana, quasi a sospendere il tempo. Le voci sono apprezzabili per aderenza stilistica e tenuta nel repertorio belcantistico, con una buona resa espressiva, che restituisce l'estasi malinconica dell'opera belliniana.
Una produzione raffinata e musicalmente solida, caratterizzata da eleganza visiva, coerenza drammaturgica, qualità musicale elevata; un po' penalizzata, soprattutto nel primo atto, dalla staticità scenica.
(Tra parentesi, e soltanto per la cronaca storica, appena sfiorata dalla drammaturgia di Bellini, la guerra civile inglese a metà del Seicento fu il conflitto tra i Puritani del Parlamento, che volevano limitare il potere di re Charles I e riformare la Chiesa anglicana rendendola più austera e più dissimile dalla Chiesa cattolica, e i sostenitori degli Stuart, fedeli al re, che difendevano la monarchia assoluta. Vinsero i parlamentari guidati da Oliver Cromwell, il re fu giustiziato e per alcuni anni l’Inghilterra divenne una repubblica.)





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