Stille Freundin, l'amica silenziosa, di Ildiko Enyedi (2025), un mesmerico trittico
Updated: 5 days ago
© 2026 articolo di Clara Bruno - tutti i diritti riservati tempo di lettura: 10 minuti Stille Freundin (l'amica silenziosa) titolo internazionale: Silent Friend
scritto e diretto da Ildikó Enyedi
film visto in lingua originale (cinese, inglese, tedesco)
al cinema Greenwich di via Po 30, Torino
il 6 settembre 2026
film da vedere assolutamente, in quanto al di sopra degli schemi
Stille Freundin: il silenzio degli alberi Silent Friend (Stille Freundin, 2025) di Ildikó Enyedi cambia il nostro modo di guardare la Natura. Al centro del film c'è un maestoso albero Ginkgo Biloba piantato nel 1832 nel giardino botanico della storica Università di Marburg, poco a Nord di Frankfurt. L'albero attraversa due secoli mentre intorno a lui mutano la società, la scienza, i costumi e le tecnologie. I Ginkgo sono tra le specie arboree più antiche del pianeta: esistevano già prima dei dinosauri. La loro scala temporale è dunque quasi inconcepibile per l'essere umano.
Enyedi costruisce intorno a questo organismo vivente tre storie collocate nel 1908, nel 1972 e nel 2020 pandemico. I protagonisti sono Grete, Hannes e Tony: tre persone solitarie, ciascuna alle prese con una forma diversa di estraneità, che arrivano a incontrare il mondo vegetale quando il rapporto con il mondo umano si rivela insufficiente. I personaggi immersi in una loro solitudine sono un tema molto forte per la regista ungherese. Bellissimo il suo film On Body and Soul (2017) di cui racconto in questo mio articolo. Le tre vicende umane sono legate da corrispondenze, immagini, oggetti, idee e soprattutto dalla presenza dell'albero, che rimane. L'importanza che Enyedi da alla Natura e ai suoi esseri viventi, le piante, è testimoniata dal fatto che nei titoli di coda compare l'elenco dettagliato di ogni pianta presente nel film: con nome comune e nome botanico, tipo "in ordine di apparizione...", come si suole fare per i personaggi. La ho trovata una cosa fantastica. Goethe, Rilke e la Scienza
Nel film c'è una quantità non trascurabile di elaborazione teorica: le conversazioni su Goethe e Rilke volano con la stessa fantasia delle discussioni sulle prime tecnologie fotografiche e sui moderni strumenti neuroscientifici. È un tratto enyediano. La botanica non viene separata dalla letteratura, la fotografia non viene separata dalla poesia, la scienza dalla filosofia, etc.. Goethe, Rilke e Linneo entrano nel film come riferimenti culturali, sufficientemente attendibili: furono studiosi che cercarono di definire il rapporto fra osservatore e mondo osservato. La cultura, in questo film, è una forma di percezione. Tre epoche, tre immagini
La fotografia di Gergely Pálos è essenziale alla costruzione del film.
Il 1908 è girato in 35 mm e in bianco e nero; il 1972 in 16 mm a colori; il 2020 in digitale. Questi marcatori cronologici sono tre modi di percepire la realtà.
Il bianco e nero della giovane scienziata Grete possiede una qualità fotografica, perfetta per la ossessione visiva della regista. Il 16 mm dello studente Hannes ha una grana più morbida e instabile, congeniale agli anni Settanta. Il digitale del neuroscienziato appare invece inizialmente più freddo e analitico, coerente con la mentalità scientifica.
La macchina da presa osserva, avvicina tantissimo, aspetta. Spesso i personaggi vengono ripresi attraverso foglie e rami, la vegetazione non è un fondale, ma un elemento che modifica il nostro accesso alle figure umane. E come se anche il mondo vegetale ci guardasse.
È un film-making ipnotico, quasi mesmerico, nel quale la durata delle inquadrature diventa parte del significato. Il ritmo: il tempo umano non è l'unico tempo
I 145 minuti di Silent Friend richiedono disponibilità. Enyedi permette alla narrazione di dilatarsi, soprattutto quando la macchina da presa si ferma sul giardino, sui corpi, sugli strumenti o sulle immagini delle piante. È un ritmo meditativo, ma non semplicemente «lento». La durata serve a produrre una diversa condizione percettiva. Il giardino è scenografia della storia.
La scenografia di Imola Láng è di grande eleganza e intelligenza "architettonica" in tutti gli interni.
E fuori il giardino cambia con le epoche: ordinato e disciplinato nel 1908; libero negli anni Settanta; nuovamente organizzato nel 2020. Osserviamo il modo in cui ogni epoca dispone il prato.
Le musiche
Le musiche originali sono di Gábor Keresztes e Kristóf Kelemen.
Accanto alla partitura compaiono canzoni e materiali preesistenti, fra cui Mercedes Sosa e Victor Jara, fino a Gaby Moreno con 'Til Waking Light, una raffinata ballata centro-americana che ascoltiamo due volte.
Verso il finale la voce di Blixa Bargeld (lead voice degli Einstürzende Neubauten e co-fondatore della band Nick Cave and the Bad Seeds) interpreta Ein Gleiches, sul celebre testo di Goethe «Über allen Gipfeln ist Ruh». Scelta perfetta: una voce associata alla musica industriale entra in dialogo con la poesia romantica proprio mentre l'immagine si spoglia progressivamente dell'azione.
Qui di seguito ci sono alcune anticipazioni della trama: potreste voler leggere il resto dell'articolo dopo aver visto il film.
Grete: la scienza come territorio maschile proibito alle donne
Nel 1908 Grete, interpretata dalla giovanissima Luna Wedler, che per questo film ha vinto a Venezia il premio Mastroianni per la miglior giovane attrice, è una donna che, forte di una notevole preparazione classica, vuole studiare all'università. La scena del colloquio di ammissione stabilisce immediatamente il carattere dell'ambiente nel quale si muove: una commissione interamente maschile composta dagli anziani professori e dal rettore, sottopone la candidata a domande sulla sessualità e sulla riproduzione delle piante, facendo scivolare deliberatamente il discorso scientifico verso becere allusioni sessuali. È una forma di umiliazione estremamente volgare e patriarcale, ma esercitata attraverso il linguaggio dell'autorità accademica. Grete, però, conosce perfettamente la materia, è preparatissima. Sarà accettata all'università, prima donna della storia di Marburg. Presto trova consolazione nel giardino botanico e trova nella fotografia ulteriori input di conoscenza. L'assistente accademico Thomas (Johannes Hegemann) è una delle poche figure maschili dell'università a trattarla con reverenza. Il fotografo Herr Fuchs (Martin Wuttke) la accoglie, dopo una interessante e perfetta scena in cui la giovane è scacciata dalla famiglia che la ospitava, e la introduce al mondo della fotografia. È un passaggio decisivo: Grete sta imparando a guardare scientificamente il mondo e lo farà attraverso una macchina fotografica. Mentre le mostra come sviluppare e modificare i negativi, Fuchs le dice: «È un errore molto diffuso pensare che la fotografia raffiguri la realtà. In realtà è uno strumento per esplorarne la natura fragile.» La frase contiene, in miniatura, tutta la poetica di Silent Friend. La fotografia non è una finestra neutrale sul reale: è un dispositivo che seleziona, ingrandisce, trasforma e, proprio attraverso questa trasformazione, può rivelare qualcosa che a occhio nudo rimarrebbe invisibile. Grete fotografa le piante, i fiori, i semi, le strutture vegetali. Ma fotografa anche se stessa come materia da osservare. Le immagini stabiliscono analogie sottili tra le forme botaniche e l'anatomia umana: superfici, pieghe, curvature, epidermide. Il sottile erotismo di queste immagini non ha nulla di convenzionalmente seduttivo. Nasce dalla scoperta di una sensualità contenuta nella materia stessa. Grete imparando a osservare scopre il proprio corpo. La fotografia diventa non soltanto una professione, ma uno strumento epistemologico: non la riproduzione della realtà, bensì un modo per interrogarla.
Hannes e il geranio
Nel 1972 Hannes (Enzo Brumm) è uno studente proveniente da un ambiente rurale, un giovane timido e contemplativo: nella scena in cui vediamo il personaggio la prima volta, sta leggendo Rainer Maria Rilke, Duineser Elegien. un'opera poetica che vale come piccola chiave d'accesso al suo personaggio e, retrospettivamente, all'intero film. Impacciato e a disagio nella nuova università della contestazione, del Flower Power e della liberazione sessuale, si innamora di Gundula (Marlene Burow), studentessa di Botanica, ma non riesce a sintonizzarsi con lei. Gundula lavora su un esperimento nel quale un geranio viene collegato a strumenti capaci di registrarne le reazioni. Ciò che interessa studiare è la possibilità che un organismo vegetale reagisca a stimoli che l'uomo possa registrare e decodificare. Quando lei parte in viaggio, Hannes si ritrova a occuparsi del geranio in vaso. Hannes comincia a osservarlo, a intervenire sull'esperimento, a cercare una risposta nei suoi segnali. Il rapporto con Gundula rimane irrisolto: una cartolina di saluti dalla ragazza gli comunicherà la sua relazione con un altro uomo.
Tony Leung e la solitudine del neuroscienziato
Nel 2020 entra in scena Tony, interpretato da Tony Leung Chiu-wai, il grande attore di Hong Kong di In the Mood for Love di Wong Kar-Wai (2000). La sua presenza è di grande fascino. Tony Leung Chiu-wai è magnetico quanto lo è stato in qualunque altra sua interpretazione: possiede qui una qualità di silenzio e di concentrazione che permette al personaggio di esprimere la propria solitudine senza dichiararla.
Interpreta un neuroscienziato di Hong Kong arrivato in Germania per presentare in Europa i suoi studi sulla coscienza e la percezione umana. Quando la pandemia svuota improvvisamente l'università, il ricercatore si trova isolato, proprio mentre il suo interesse si sposta dall'attività cerebrale umana al Ginkgo del giardino. Grandissimo in questo ruolo, Leung è stato scelto dalla regista, che anzi ha scritto il ruolo proprio per lui! Racconta Enyedi: "Non si può realmente sapere se il Silent Friend del titolo sia l'albero di Gingko oppure se sia Tony Leung per l'albero, o entrambi l'uno per l'altra. Ho scelto questo attore per la sua forte e piena presenza, non mi bastava un ottimo attore, avevo bisogno di un attore capace di un silenzio che racconta tutta la sua vita passata, senza che io abbia scelto di raccontarla: possiamo sentire il suo passato, le ferite, in una sorta di silenzio molto ricco e bellissimo."
La sua interlocutrice scientifica è Alice Sauvage, interpretata da Léa Seydoux, deliziosamente struccata, (le scienziate non si truccano molto e non lo fanno quando la pandemia le costringe a lavorare da casa). È liberatorio che una attrice così affascinante, nota per i suoi ruoli di femme fatale e di diva, sia rappresentata senza make-up, in Zoom video-call pandemiche, in maglione e pantaloni, con un bambino di tre anni che sta crescendo apparentemente da sola, mentre lotta -come tutte le donne- per essere lavoratrice (in questo caso di alto profilo) e mamma. La regista mostra tutto ciò con grande naturalezza e in maniera non rivendicativa. La ricercatrice botanica francese instaura con il neuroscienziato un rapporto interamente mediato dal computer, dalle video-telefonate e dagli strumenti tecnologici. Tony scopre dalla collega che il ginkgo dell'orto botanico di Marburg è un esemplare femminile (appunto L'Amica Silenziosa nel titolo originale in tedesco). Nasce così l'idea di fare un tentativo di fecondarlo con materiale spermatico proveniente da un esemplare maschile: l'esperimento biologico è filmato con la concentrazione di un rituale. --- Nel regno vegetale, il corrispondente dello sperma animale è rappresentato dai granuli di polline, i quali contengono al loro interno i gameti maschili (chiamati scientificamente cellule spermatiche o anterozoidi). Nelle piante arboree dioiche (ossia le specie vegetali in cui esistono esemplari interamente maschi e esemplari interamente femmine, come il Ginkgo biloba), l'albero maschio produce e espelle enormi quantità di polline attraverso le sue strutture riproduttive (coni o stami) per affidarlo al vento o agli insetti impollinatori. In alberi antichissimi e considerati "fossili viventi", come il Ginkgo Biloba, le cellule spermatiche maschili prodotte dal polline sono dotate di ciglia e nuotano attivamente in un velo di liquido all'interno delle strutture femminili per raggiungere l'ovulo, un meccanismo evolutivo molto simile a quello degli spermatozoi animali. La regista si ispira per tutto ciò al film scientifico giapponese The Sea in the Seed – Sperm of Ginkgo Biloba and Reproductive Evolution in Plants, realizzato attorno al 2000 e premiato nel 2001. Il documentario mostra proprio la formazione e il movimento degli spermatozoi del Ginkgo. Il collegamento ideativo con Silent Friend è pertinente e il film giapponese è citato nei titoli di coda. ---
Tony è solo, ma non vive in un vuoto narrativo. C'è Anton, il custode del campus interpretato da Sylvester Groth, inizialmente diffidente e sospettoso nei confronti dello scienziato. Non comprende il suo comportamento, lo osserva e lo considera eccentrico o pericoloso. Ma infine comprenderà, si farà amico e collaborerà all'esperimento. C'è Jule (Yun Huang), giovane assistente e traduttrice, che contribuisce a mostrare la condizione di Tony come straniero all'interno dell'università. ---
Che cosa dice davvero la scienza?
La componente scientifica del film è interessante. Sappiamo che le piante non hanno neuroni né un sistema nervoso. Possiedono però sofisticati sistemi di percezione e risposta: reagiscono alla luce, alla gravità, alla temperatura, alla disponibilità d'acqua, al contatto, alle ferite e agli attacchi di altri organismi.
Possiedono inoltre sistemi di segnalazione elettrica. I segnali possono propagarsi attraverso i tessuti e produrre risposte fisiologiche anche a distanza. Dunque il principio narrativo secondo cui un'apparecchiatura può registrare variazioni elettriche prodotte da una pianta è, in qualche modo, scientificamente plausibile.
Chiaramente non dimostrata è l'interpretazione di quei segnali come una forma di pensiero o coscienza. Alcuni studiosi parlano di cognizione vegetale, sottolineando la capacità delle piante di integrare informazioni, modificare il proprio comportamento e rispondere in maniera adattativa. Altri studiosi ritengono che il termine «cognizione» introduca un'analogia eccessiva con il sistema nervoso animale.
Sappiamo che le piante percepiscono, segnalano e reagiscono; non sappiamo se possiedano un'esperienza soggettiva paragonabile alla coscienza animale.
E soprattutto non esiste alcuna ragione per aspettarsi che una pianta reagisca nell'arco di pochi secondi o minuti, come reagirebbe un essere umano a un'emozione o a una domanda. La temporalità biologica vegetale è radicalmente diversa.
Il film, tuttavia, non ha bisogno di risolvere la questione. Enyedi, parlandoci di dignità, di solitudini, di liberazione da schemi imprigionanti, di cultura, ci chiede, dall'inizio e fino alla lunga psichedelica sequenza finale, di considerare la possibilità che esistano forme di percezione e di risposta che non sappiamo tradurre in esperienza umana.
Alla fine del film, resta l'immagine di un organismo che era sulla Terra prima dell'uomo e che forse continuerà a esistere quando nessun umano sarà più ricordato. Enyedi ci invita a raccogliere quei segnali di connessione, a lasciarli risuonare nella nostra mente: se ci abbandoneremo a questa visione meditativa, ne saremo ampiamente ricompensati.
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Presentato in concorso alla 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nel 2025, Silent Friend ottiene il Premio FIPRESCI della critica internazionale per il miglior film del Concorso. Il film ottiene altri riconoscimenti dalle giurie collaterali veneziane e prosegue poi il suo percorso festivaliero con ulteriori premi, fra cui la Espiga de Plata a Valladolid e il riconoscimento alla fotografia di Gergely Pálos al Chicago International Film Festival.













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