Villa Torlonia, luogo affascinante situato lungo la via Nomentana a Roma, offre un connubio interessante tra natura, architettura e arte e ha funzione museale.
La Casina delle Civette di Villa Torlonia ospita attualmente la mostra "Niki Berlinguer. La signora degli arazzi", dedicata a Corinna Adelaide Augusta Fidelia (1905-1994), nota come Niki Berlinguer, poiché sposò in seconde nozze il senatore Mario Berlinguer, padre di Enrico Berlinguer, storico Segretario Generale del Partito Comunista Italiano (PCI) dal 1972, una delle figure più influenti della politica italiana del Novecento, noto per integrità morale, stile sobrio, impegno sociale e culturale all'insegna della democrazia.
La mostra, inaugurata il 26 ottobre 2024 e aperta fino al 6 aprile 2025, espone venti arazzi realizzati con la tecnica del piccolo punto, nei quali Niki Berlinguer ha reinterpretato opere di maestri come Hans Hartung, Paul Klee e Vincent Van Gogh, fondendo tradizione e innovazione nell'arte tessile. Nel percorso espositivo vengono presentati alcuni fra gli arazzi più belli dell’artista, provenienti in gran parte da collezioni private. Gli arazzi sono ispirati da opere famose, quali “Aranceto, da Renato Guttuso”, “Paesaggio, da Carlo Levi”, “Hammamet, da Paul Klee”, “Dai Cinque Monti, tratto da Emilio Vedova”, “Gotica, dall'astrattista Santomaso”, oppure sono opere la cui ideazione va ricondotta a Niki stessa, come “Uccello di fuoco” (1982) e “Primavera” (1983). Sono lavori poco noti e da lungo tempo non visibili al grande pubblico. Il percorso espositivo è arricchito dall’ultima video-intervista all'artista (1994). Pur ispirati dalle opere di grandi maestri, gli arazzi di Berlinguer non sono banali copie ma vere reinterpretazioni, secondo l'estro e il gusto della artista tessile, e sempre mediate dalla sua visione del mondo. Niki aveva un pensiero libero e emancipato, che distava dalle convenzioni femminili del suo tempo. Determinata a realizzare la propria creatività, si costruì uno spazio personale e un suo pubblico. Tra i nipoti, la giornalista Bianca Berlinguer, primogenita di Enrico, ha respirato -insieme ai fratelli e ai cugini- l’atmosfera creata da una nonna così particolare, da cui andavano tutti per il pranzo domenicale e con cui si intrattenevano mentre lei tesseva i suoi arazzi. Niki Berlinguer ha mantenuto vivo il concetto di autonomia creativa di se stessa come tessitrice, forte di una propria individualità e di un peculiare alfabeto grafico. Con una produzione che è un unicum nel contesto culturale e storico, molto inventivo, della Roma del Secondo Dopoguerra, Niki è stata testimone dell’arte della sua epoca, raccontandola con ago e filo, strumenti legati a un sapere antico. L’esposizione è una rara occasione per riscoprirla.
La Villa Torlonia è un esempio di giardino all'inglese unico nella capitale. Appena entrata nel parco, ho avuto l'impressione di essere in un parco britannico, non fosse per le specie botaniche prevalentemente mediterranee. Mentre lo stile di giardino all'italiana, caratterizzato da un design formale, geometrico e simmetrico, con aiuole ben definite, siepi potate secondo l'arte topiaria, fontane e statue ornamentali, esprime ordine e controllo sulla natura, lo stile di giardino all'inglese è più naturale e irregolare, con sentieri sinuosi, laghetti, collinette artificiali e una vegetazione apparentemente spontanea. Ricrea paesaggi bucolici pittoreschi, scenografici, secondo il gusto romantico ottocentesco, dando un senso di libertà e di armonia con la natura. Il committente che volle trasformare Villa Torlonia in un giardino all'inglese fu Giovanni Torlonia, banchiere romano che acquistò la proprietà. Torlonia ottenne il titolo nobiliare da Papa Pio VI alla fine del Settecento in ragione del suo sostegno finanziario alla Chiesa. Nel 1806, affidò il progetto di trasformazione della villa all'influente architetto, urbanista e paesaggista Giuseppe Valadier, protagonista dello Stile Neoclassico romano, che realizzò il parco all'inglese, un'innovazione per Roma, dove prevaleva e prevale lo stile formale all'italiana.
All'interno del parco troviamo edifici di notevole interesse artistico e architettonico, tra cui la Casina delle Civette, un esempio straordinario di arte e architettura del Novecento di grande fascino e originalità, e la Serra Moresca. La Casina delle Civette, (originariamente progettata come Capanna Svizzera), è una piccola residenza nel parco dall'aspetto eclettico con elementi medievali e rinascimentali. Rinnovata nel tempo, dopo periodi di devastazione e incuria, è stata arricchita all'inizio del secolo scorso da splendide vetrate artistiche, realizzate da Cesare Picchiarini, che creano favolosi giochi di luce, esaltando gli interni e incorniciando la vegetazione del parco. Ci sono meravigliosi ambienti nella Casina delle Civette, il più mirabile di tutti è la ottagonale Sala delle 24 Ore, con affreschi che raffigurano un ciclo di fanciulle danzanti, a tre a tre, che percorrono tutto il soffitto della sala: otto lati della sala e in ognuno tre fanciulle danzanti, a rappresentare le ventiquattro ore del giorno. Il ciclo fu realizzato da Luigi Nessi e risale al rinnovamento che avvenne alla fine del XIX secolo. La Sala delle 24 Ore è un esempio perfetto di Liberty e Art Nouveau, con l'uso di motivi floreali, decorazioni simboliche e l'integrazione di elementi naturalistici. La Serra Moresca, ispirata all'Alhambra di Granada, presenta archi intrecciati, decorazioni arabeggianti e una sala centrale illuminata da vetrate colorate, che filtrano la luce in modo suggestivo.
Una visita d'arte lontana dalla folla che, spesso sguaiatamente, assedia il centro della capitale e dagli assembramenti del Giubileo 2025.









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