Una Mole di Lavoro, documentario sulla straordinaria ricostruzione della guglia della Mole Antonelliana dopo il crollo.
- Planet Claire
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film visto al Cinema Massimo di Torino il 29 gennaio 2026 in anteprima recensione di Clara Bruno
Il documentario Una Mole di Lavoro di Marino Bronzino racconta più di una pagina della storia torinese e una magnifica impresa tecnica si trasforma in racconto civile di grande forza.
Al centro del film c’è la ricostruzione della guglia della Mole Antonelliana realizzata oltre sessant'anni fa. La guglia originale dell'Antonelli (47 metri, 400 tonnellate), fu divelta da una tromba d'aria che colpì Torino: era la sera del 23 maggio 1953. Il traumatico evento atmosferico fu improvviso e dovuto alla grande calura della giornata primaverile (+ 35,8° C); il cielo divenne oscuro e si scatenò un nubifragio con furiose raffiche di vento, che lasciò la città sotto choc, segnando la memoria collettiva dei torinesi dell'epoca.
Di fronte a una sala tutta esaurita e entusiasta, il film racconta il momento del crollo della guglia per voce di testimoni dell'epoca. Racconta della creazione dello straordinario monumento simbolo di Torino (1863), facendo percepire agli spettatori il genio dell'architetto Alessandro Antonelli e -un po' sotto traccia- l'ironia del visionario progettista. Quindi sposta il suo focus sull’impresa della ricostruzione dopo il crollo.
A guidare il complesso e rischioso intervento fu chiamato il geometra Giulio Gonnet con la sua impresa di carpenteria in ferro. L'opera fu condotta a oltre 160 metri di altezza, in condizioni di sicurezza garantite pienamente, ancora prima che gli standard di prevenzione dei rischi fossero stabiliti per Legge. Il film coinvolge anche gli eredi Gonnet che, con ammirevole modestia, raccontano del talento e dell'intraprendenza del carpentiere autore di questo notevolissimo lavoro di ricostruzione eseguito in condizioni estreme.
Attraverso immagini d’archivio e una narrazione sobria condotta con efficacia dal Professore di Storia dell'Architettura Guido Montanari, il documentario restituisce la dimensione concreta del lavoro, le soluzioni tecnicamente coraggiose, la competenza degli ideatori e esecutori dell'opera, la volontà di una comunità, le scelte laiche condivise degli amministratori dell'epoca, mostrando come il restauro della guglia diventi un atto simbolico di continuità con il genio dell'Antonelli: una rinnovata potente sfida architettonica.
Commenta spiritosamente l'ing. Giancarlo Gonnet, figlio del maestro che eseguì il lavoro di ricostruzione: "Mio padre diceva che normalmente le strutture hanno più buon senso di quelli che le progettano."
Nel documentario vediamo i disegni esecutivi originali dei lavori di ricostruzione, scopriamo soluzioni ardite come la gru elettrica/manuale che saliva in quota man mano che cresceva la guglia e la teleferica che consentiva ai materiali da costruzione di superare il grande arco della cupola. È una storia di maestria e umiltà. È la storia di un lavoro epico e d'avanguardia, che fu ultimato in tre soli anni.
Una ricca documentazione inedita di filmati in bianco e nero e di fotografie ci porta indietro nel tempo facendoci rivivere una storia vera molto affascinante non soltanto per un pubblico di addetti ai lavori, ma per tutti coloro che amano la storia di Torino e l’opera più eclatante di Alessandro Antonelli, che aveva immaginato quella forma "impossibile".
Chiedo al Professor Guido Montanari come si sia scelto di sostituire la figura popolarmente definita "L'Angelo" (che un angelo non era) con la stella a dodici punte.
L'ingegner Alessandro Antonelli, novarese, era di cultura massonica e, in quanto tale, laica, indipendente da dogmi religiosi e gerarchie ecclesiastiche. In cima alla Mole pose una statua in bronzo dorato detta Il Genio Alato, dalla valenza laica: una sorta di divinità in senso lato, che poteva far riferimento a qualsiasi tipo di essere supremo. L'11 agosto 1904, probabilmente per un fulmine durante un violento temporale, il Genio Alato fu colpito, rimanendo attaccato per un solo vincolo: un piede! Lo rimossero con cautela e fu sostituito da una più leggera stella. Non si erano fidati di ricostruire una figura così pesante e riposizionarla in cima, e rifare la statua sarebbe stato molto costoso.
Dopo il nubifragio del 1953, al momento della ricostruzione della guglia, fu scelta la stella a dodici punte, un simbolo che si rifa alle geometrie euclidee e al discorso intorno al disegno cinquecentesco e secentesco. Il dodecadedro è infatti una figura che si usò molto nel disegno rinascimentale, si pensi agli studi della prospettiva, a Paolo Uccello, a Leonardo da Vinci. È parte di una cultura laica e razionale e crediamo si tenga rispetto al discorso di Antonelli e alla sua cultura laica massonica.
Una Mole di Lavoro è un documentario che parla di tecnica e memoria, ma soprattutto di responsabilità e lavoro condiviso, ricordando come dietro a un simbolo urbano così amato ci siano individui geniali, nonché rischi affrontati con intelligenza e scelte forti che continuano a dare senso alla storia della città.
Un capitolo del documentario racconta anche dell'incredibile lavoro della odierna squadra di manutentori, capitanati da Maurizio Puato di Pu.Ma Lavori In fune, un vero climber, nonché appassionato esperto di montagna. Ha raccontato al pubblico anche dei falchi pellegrini che hanno nidificato sulla guglia, animali che abitano la Mole lassù in alto, e che lui, lodevolmente, si cura di proteggere.
Il racconto, così importante per la storia della nostra città, sottolinea come il Museo Nazionale del Cinema da 25 anni ha sede proprio nella Mole Antonelliana, avendo così trovato, finalmente, a 130 anni dalla costruzione, la sua migliore e straordinaria collocazione, come monumento di se stessa e luogo di cultura che attrae ogni anno centinaia di migliaia di visitatori.
Il film di Marino Bronzino è stato autoprodotto.
Spero il film trovi spazio in RAI e riceva aiuto per la distribuzione.
L'Architetto Alessandro Antonelli
Il film, basato sullo studio di meravigliosi documenti originali che evocano la storia della città, presenta la portentosa figura dell’architetto Alessandro Antonelli. Nato a Ghemme (Novara) il 14 luglio 1798 e morto a Maggiora (Novara) il 18 ottobre 1888, Antonelli fu un progettista visionario, spesso discusso, un precursore capace di imporre soluzioni ardite e fuori scala, con una logica molto personale. A Torino, oltre alla Mole Antonelliana, il suo segno è riconoscibile in edifici che ancora oggi sorprendono per originalità, come la celebre Casa Scaccabarozzi, la triangolare "Fetta di Polenta", costruita nel 1840: un edificio sottilissimo, provocatorio, che testimonia il gusto antonelliano per la sfida strutturale e per l’ironia architettonica. Costruito in Corso San Maurizio, sta accanto alla Casa Antonelli, dove il grande architetto visse. Altra sua opera molto bella e impressionante è la cupola della basilica di San Gaudenzio a Novara, completata nel 1887 dopo un lunghissimo cantiere. Con una altezza di 121 metri e una struttura innovativa, la cupola rappresenta una sorta di manifesto della visione di Antonelli, della sua ricerca della verticalità e della leggerezza. È la stessa visione che rende la Mole il suo capolavoro, un edificio unico: molto complesso, fragile e resistente allo stesso tempo e -in definitiva- una celebrazione che l'Antonelli fece di se stesso!
Il commento musicale extradiegetico rappresenta un aspetto meno convincente del documentario: le medesime note di valzer reiterate lungo l'intero film e riproposte a ogni svolta prospettica e narrativa, ne appiattiscono un po' la dinamica espressiva. Una scelta registica discutibile, soprattutto considerando che Torino è un centro vitale di creatività e ricerca musicale e ospita notevoli compositori di elettronica contemporanea che avrebbero potuto firmare una colonna sonora originale, più in sintonia con la potenza delle immagini e con la ricchezza della storia raccontata. Ne sarebbe derivato un valore aggiunto capace di rafforzare l’impatto complessivo dell’opera e accompagnare il racconto di una straordinaria innovazione con un linguaggio musicale altrettanto audace.
Il film è bello, con un focus importante sul lavoro delle persone, sulla fatica, sulla pratica di cantiere, sulla genialità dei singoli, sul "lavoro fatto bene" e fatto con dedizione personale.
Non perdetelo: sarà proiettato al Cinema Massimo lunedì 2 febbraio 2026 alle ore 20:30 e martedì 3 febbraio 2026 alle ore 16:30.






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