The Dream Syndicate all'HMA di Torino
- Planet Claire
- Jan 22
- 3 min read
21 gennaio 2026 h. 22
Hiroshima Mon Amour, Torino Steve Wynn: Lead Vocals, Guitar
Jason Victor: Guitar, Vocals
Mark Walton: Bass, Vocals
Dennis Duck: Drums, Percussion
Chris Cacavas: Keyboards
Che bella serata all'Hiroshima Mon Amour, autentico rock venue annidato nelle nebbie della suburbia torinese. A scaldare l'inverno, sul palco il rock magistrale, classicamente raffinato, di The Dream Syndicate.
Quanto siano bravi questi musicisti è confermato dalle prime note, appena entro nella grande sala affollata di appassionati e attenti fan storici.
La band losangelena offre una performance solida e coinvolgente.
The Dream Syndicate tornano on the road con un’operazione che è subito chiaro non sia nostalgica: la performance è suddivisa in due set, nella prima parte alcune canzoni nuove e nella seconda la restituzione completa dell'album Medicine Show (1984), che prende forma sul palco come materia viva, pulsante.
Concluso il tour nordamericano degli ultimi mesi del 2025, i concerti europei di questo inizio 2026 includono quattro date in Italia, di cui Torino è il primo gig, e poi molti Paesi europei (Croazia, Slovenia, Austria, Germania, Grecia, Regno Unito, Olanda, Francia, Belgio, Norvegia). E, dato il successo che la band sta incontrando, potranno essere aggiunte altre date in primavera.
La band, compatta, non rievoca il passato, (se non Steve Wynn con alcune battute scherzose): lo rimette in gioco e in scena. Tutti i musicisti, di notevolissimo talento, sono espressivi e dinamici. La formazione è solida e affiatatissima.
In un mélange di rock psichedelico, atmosfera garage, energia post-punk, tensione narrativa delle doppie chitarre e una splendente chimica live tra i musicisti, i "ragazzi" sfornano una ballata americana dopo l'altra, con echi di R.E.M., Tom Petty e molto altro.
Meritatissimo lo status di culto di cui The Dream Syndicate gode: sono una pietra miliare del rock. Il genere venne detto "Paisley Underground" nel 1982, dove paisley è quello che qui chiamiamo "disegno cashmere", una decorazione di antica origine persiana, stampata su un tessuto, (una specie di goccia ondulata che si ripete geometricamente) che era molto di moda ovunque nei primi Anni Ottanta, resa popolare in Occidente a partire dalle fabbriche di tessuti di Paisley, cittadina alla periferia ovest di Glasgow, dalla ricca storia tessile.
Steve Wynn, alla guida della band è sorridente e conversational con il suo pubblico. Dimostra che non fa una imitazione calligrafica del passato e che intelligentemente evita la patina celebrativa. I brani vengono suonati con il peso specifico di quarant’anni di strada. Chris Cacavalas è famoso per essere stato il tastierista dei Green On Red, notevole band dell'Arizona con influenza sulla scena punk della West Coast dell'epoca.
"Guitars, guitars: no matter what else we say, no matter what I have ever experimented with my life -and I do like experimenting- I always come back to the guitar" dice Steve Wynn.
Il trionfo sta nelle chitarre. Le lunghe escursioni ipnotiche, marchio di fabbrica della band, non perdono tensione in un equilibrio perfetto e perfettamente rituale.
Hiroshima Mon Amour si conferma ancora una volta un luogo dove la musica conta davvero: suono curato, pubblico partecipe, identità riconoscibile. Il suo ruolo di riferimento nella scena emerge dalla qualità costante della programmazione e dal modo in cui riesce a far dialogare band, città e pubblico. Serate come questa spiegano perché, da anni, è uno spazio che continua a fare la differenza.






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