Il Festival Jordi Savall, una gemma catalana
Aug 19
10 min read
Updated: Aug 30
2026© articolo di Clara Bruno - tutti i diritti riservati tempo di lettura: 10 minuti
concerti visti al Festival musicale Jordi Savall, 6° edizione dal 10 al 16 agosto 2026 Catalunya, Spagna Il Festival Jordi Savall di musica antica è giunto quest'anno alla 6° edizione. Manifestazione di grande prestigio, è una gemma incastonata nel cuore della cultura catalana. Il festival è ideato e seguito da vicino dal Maestro Jordi Savall, insigne musicologo, direttore d'orchestra, studioso della viola da gamba, cultore e ricercatore della musica antica. Ma Jordi Savall ama mettere in relazione mondi musicali che sembrerebbero lontani. La geografia musicale disegnata dal Festival Jordi Savall segue i confini della musica antica, ma ama anche far parlare tra loro culture, tradizioni e forme espressive differenti. Il festival ha sviluppato una splendida e importante identità propria, focalizzata sul dialogo interculturale e tra le epoche storiche. Festival di successo, quest'anno ha raggiunto 12.000 spettatori, con diversi concerti esauriti,
Si è svolto dal 10 al 16 agosto in Catalunya, incentrandosi sull'evento della eclisse solare totale, che in quelle terre ha avuto una visibilità notevole. Il festival ha costruito il suo programma artistico attorno al tema della luce e dell'oscurità.
Abituale epicentro del festival è il monumentale, mirabile complesso del Monastero delle Sante Croci, in lingua catalana Reial Monestir de Santa Maria de Santes Creus. Si trova nei pressi di Aiguamúrcia (Tarragona), nel bellissimo entroterra della Catalunya. Il monastero è un luogo di fascino assoluto. Fondato dai monaci cistercensi nel 1158, offre un meraviglioso spaccato dell’architettura del tempo romanico e gotico spagnolo e dell’influenza dei monaci sul territorio. Vi è nella regione una ruta, una strada di antichi monasteri, uno dei tanti cammini votivi che ancora oggi ispirano la ricerca contemporanea di sfide spirituali. Il Reial Monasterio de Santes Creus è il più antico su questa ruta e l’unico a non essere più utilizzato per la vita monastica, felicemente sublimato da eventi culturali di risonanza internazionale.
Il complesso monumentale comprende la stupenda grandissima chiesa, un palazzo reale, il Pantheon con le tombe delle famiglie reali e altri edifici che formano un quartiere di assoluta bellezza. É circondato da un delizioso villaggio con negozietti storici, come il negozio della amabile ottuagenaria Maria Teresa, in Carrer de Pere el Gran, 1, che reca l'insegna Carquinyolis -biscotti tipici catalani fatti in casa con mandorle e anice, secchi e croccanti, simili ai nostri cantuccini- e vende prelibati formaggi di capra locali e altri eccellenti prodotti artigianali della zona. Il quartiere è ricco di simpatici e generosi bar di tapas, e -al tempo del festival- è allestita una serie di bancarelle di prodotti di alta qualità gastronomica regionale, a dilettare gli spettatori, un pubblico europeo molto attento, composto, profondamente appassionato di musica. L'atmosfera, pur tra il pubblico di provenienza prevalentemente francese, tedesca, spagnola, è deliziosamente catalana. La superiore bellezza e magnificenza di questo luogo è dunque la cornice straordinaria dell'incontro musicale voluto da Jordi Savall.
Il festival è curato da Martí Sancliment, il suo direttore, che lo rende vivo e fortemente inserito nel territorio, arricchendolo di attività sociali come laboratori didattici per bambini (quest'anno hanno partecipato 200 bambini e ragazzi), per avvicinare le nuove generazioni ai processi di creazione e interpretazione musicale, conferenze, incontri tematici. Il festival è riuscito a creare un’esperienza trasformativa che chi la vive desidera ripetere.
Ho assistito a cinque concerti, tra i numerosi apprezzabili spettacoli proposti.
11 agosto - h. 19:30 - Nell'antico Dormitori, una sala grande ma raccolta, arriva il quartetto di Tcha Limberger, violino; Gyula Csik, cimbalom ungherese; János Dani, brács (viola ungherese); Vilmos Csikós, contrabbasso.
La formazione ha collaborato con Jordi Savall anche nelle registrazioni del disco Balkan: Miel & Sang (2013), progetto di Jordi Savall, dove gli stessi quattro eccellenti musicisti eseguono un repertorio tzigano ungherese e rumeno, con l'Ensemble Hespèrion XXI. Il disco è acquistabile su Alia Vox, la etichetta discografica creata da Jordi Savall. Incontriamo l'Ungheria ottocentesca, lontana dal folklore. Tcha Limberger, straordinario violinista di origine manouche, è il protagonista. Con il Budapest Gipsy Ensemble porta un programma fatto soprattutto di improvvisazioni, restituendo la vitalità di quel magyar nóta che nell’Ottocento rappresentò la cultura musicale della borghesia urbana ungherese, della sua vita sociale, dei caffè, delle feste, dei salotti: una forma musicale nella quale l’eleganza borghese si mescolava alla libertà espressiva dei musicisti gitani.
Al centro di questo straordinario organismo sonoro c'è il violino di Tcha Limberger. Il suo strumento sospira, ride, si lamenta in veloci frasi acrobatiche, ma anche in passaggi lenti, malinconici, quasi vocali. Limberger trasforma il virtuosismo in uno strumento narrativo. Nella libertà dell’improvvisazione si coglie la sua personalità.
Accanto a lui, il cimbalom di Gyula Csik è meraviglioso: per me, la rivelazione del concerto. Il grande strumento a corde percosse, tipico della tradizione musicale ungherese, produce un suono metallico e brillante, sorprendentemente melodico. Le bacchette di Csik costruiscono una trama ritmica incessante e il suo cimbalom non è mai un accompagnamento. Dialoga alla pari con il violino, in una cascata di note vivaci e il virtuosismo assume una dimensione quasi teatrale.
La brács, la viola utilizzata nella musica gitana ungherese, è affidata a János Dani. Più ruvida e incisiva della viola classica, con una funzione prevalentemente armonico-ritmica, fornisce alla musica una sorta di ossatura interna.
Il contrabbasso di Vilmos Csikós, profondo e poderoso, segna il basso. Una presenza corporea, sostiene le improvvisazioni degli altri tre musicisti. Il concerto è in naturale equilibrio tra profondità ritmica e libertà melodica. La formazione è archetipica -violino, cimbalom, brács e contrabbasso- riporta in vita un repertorio del passato e lo restituisce come musica viva, capace di coinvolgere. 11 agosto - h. 22:00 - Plaça de Sant Bernat - Vivaldi a Venècia con la voce di Núria Rial
Il Festival Jordi Savall ci porta nel cuore della Venezia settecentesca, quella di Vivaldi e dell’Ospedale della Pietà, dove la musica vocale e strumentale raggiunse una straordinaria concentrazione di invenzione e virtuosismo. Vivaldi a Venècia, presentato a Santes Creus, ha come protagonista una delle grandi interpreti del repertorio barocco, il soprano catalana Núria Rial. La sua voce, limpida, luminosa e straordinariamente flessibile rende la miscela di eleganza e teatralità della musica vivaldiana. Le arie mostrano la ricchezza del linguaggio del grande compositore veneziano: il canto amoroso, la disperazione, la tenerezza, gli slanci. Núria Rial non separa il virtuosismo dall’espressione. La sua agilità non è un esercizio di bravura fine a se stesso: ogni fioritura, ogni variazione, ogni rapidissima successione di note nasce da un’emozione. La voce del soprano catalana possiede inoltre la chiarezza del fraseggio, una qualità particolarmente preziosa nel repertorio antico. Le parole rimangono sempre comprensibili, il testo non viene sacrificato alla pura bellezza vocale e ogni frase ha un proprio gesto, quasi teatrale. Accanto alla voce, l’ensemble rende la straordinaria energia ritmica e coloristica della musica veneziana. E sotto la superficie brillante delle arie si percepisce continuamente una tensione drammatica. In questo dialogo fra voce e strumenti è rappresentata l’idea dell’Ospedale della Pietà: un luogo nel quale le giovani musiciste raggiungevano livelli altissimi di formazione e perfezione esecutiva. Vivaldi scriveva per virtuose che conoscevano intimamente gli strumenti e ne esploravano possibilità allora sorprendentemente innovative. Il concerto ricorda quella dimensione di raffinato laboratorio musicale. Núria Rial attraversa il concerto con naturalezza ammirevole, alternando delicatezza, abbandono lirico e precisione ritmica. La sua voce si insinua nello spazio e lo illumina. Un concerto di grande eleganza.
13 agosto - h. 22:00 - Dones d’Orient (Donne d'Oriente) è una produzione originale del Festival 2026 affidata a Orpheus 21, l'encomiabile progetto di Jordi Savall che favorisce l'integrazione professionale e sociale di musicisti rifugiati e immigrati, permettendo loro di preservare e condividere il proprio patrimonio culturale, unendo la musica antica europea medievale e rinascimentale con le tradizioni musicali orali del Mediterraneo e del Medio Oriente. Orpheus 21, con la sua alta qualità musicale, è nato per favorire la cultura non come recinto identitario, ma come spazio di incontro.
Per questo concerto che celebra la donna, sono invitate sette musiciste provenienti da diverse aree del Vicino Oriente e dell'Africa. Le sette musiciste sono:
Waed Bouhassoun (Siria) - oud, voce e direzione artistica del progetto
Senny Camara (Senegal) - voce e kora
Carole Marque B. Kaftandjian (Armenia) - voce e duduk
Sozdel Garcias (Kurdistan siriano) - qanun
Saina Zamanian (Iran) - tar
Firoozeh Raeesdana (Iran) - voce e kamancheh
Nora Thiele (Germania) - percussioni.
Dones d’Orient incarna il tema dell’edizione, costruita intorno all’idea dell’eclissi come metafora di ciò che viene oscurato. Il tema sottolinea la restituzione della centralità alle donne che sono state spesso storicamente eclissate, emarginate e cancellate dal racconto storico, pur avendo un ruolo fondamentale, determinante per la sopravvivenza delle società. Il progetto Orpheus 21 mette al centro le musiciste, provenienti da mondi geografici e culturali differenti, per dare voce a una presenza femminile che la storia ha troppo spesso relegato ai margini. Savall ha definito questo lavoro come una risposta a un’eclissi morale e politica che impedisce a molte donne di essere ciò che potrebbero e avrebbero il diritto di essere.
In Dones d’Orient il messaggio politico e civile è affidato alla musica e alla presenza scenica delle interpreti, alla varietà dei loro strumenti e delle tradizioni che ciascuna porta con sé. È un piccolo atlante musicale vivente. L’oud di Bouhassoun, con il suo timbro caldo e profondo, costituisce uno dei punti di gravità dell’ensemble; la kora di Senny Camara porta la luminosità cristallina dell’Africa occidentale. Il suono penetrante e ipnotico del duduk di Carole Marque B. Kaftandjian porta con sé l’antichissima tradizione armena, mentre il qanun di Sozdel Garcias dispiega una trama tintinnante nitida e preziosa. Il tar di Saina Zamanian, strumento della tradizione persiana, ha una voce intensa e dinamica. L'arco del kamancheh di Firoozeh Raeesdana produce una voce malinconica e vibrante. Alle percussioni, Nora Thiele costruisce il tessuto ritmico che permette a tradizioni così diverse di respirare insieme. La forza del progetto sta nella coesistenza delle differenze. Ogni interprete conserva la propria identità sonora e da questa pluralità nasce il dialogo. È un principio profondamente savalliano: la musica come luogo nel quale le differenze non devono essere cancellate per poter convivere. Al contrario, è necessario ascoltarle nella loro specificità, lasciarle risuonare l’una accanto all’altra, perché possano finalmente incontrarsi.
Un concerto che fa parlare l'Oriente direttamente attraverso le sue musiciste.
14 agosto - h. 19:30 - Església de Sant Joan, Valls - Montserrat Torrent, un secolo di musica davanti a un organo del futuro.
C'è emozione tra il pubblico nel vedere Montserrat Torrent, figura leggendaria dell’organo catalano e europeo, tornare alla tastiera nel suo centenario, all'interno del Festival Jordi Savall. La serata di Valls è concepita come un omaggio alla musicista che ha dedicato più di settant'anni alla concertistica, alla formazione di generazioni di organisti e alla riscoperta del repertorio iberico. Torrent è infatti stata una figura fondamentale nella rinascita dell'interesse per la musica antica e per il repertorio organistico iberico. Il concerto è a quattro mani con il suo allievo Juan de la Rubia, affermato organista catalano. Torrent è testimone vivente di una tradizione che affonda le proprie radici nella storia musicale della penisola iberica. La presenza monumentale dell'organo domina lo spazio: è modernissimo, imponente, tecnologicamente sofisticato. Lo strumento collocato nella chiesa di Sant Joan è un enorme corpo sonoro. Le sue possibilità timbriche permettono di passare dalla trasparenza quasi cameristica alla potenza orchestrale, dal suono raccolto e meditativo a un'imponente massa sonora, come se l'architettura stessa della chiesa diventasse parte dello strumento. 14 agosto - h. 22.00 - Església del Monastir de Santes Creus - Lumen Tenebrae - Obres de Tomás Luis de Victoria i Bernat Vivancos - prima esecuzione integrale Molto interessante e assolutamente bellissimo, il concerto è la prima esecuzione assoluta di una nuova composizione commissionata dal Festival a Bernat Vivancos, importante compositore contemporaneo di Barcelona che porta con sé la memoria concreta di secoli di musica sacra catalana. Il Il nucleo musicale è composto da:
Jove Capella Reial de Catalunya — otto voci (due soprano, un mezzosoprano, un controtenore, due tenori, due baritoni)
Lluís Vilamajó, direttore
Josep Maria Martí, tiorba
La Jove Capella Reial de Catalunya è un ensemble vocale giovane, altamente specializzato nella polifonia antica, affidato a un direttore che lavora da anni nell'orbita artistica di Savall. Vivaio professionale della celebre Capella Reial de Catalunya, l'ensemble riunisce giovani cantanti di diverse nazionalità formatisi nelle Accademie Jordi Savall che lavorano su un repertorio storico e contemporaneo.
Lumen Tenebrae, la luce delle tenebre, è una idea semplice e potente: il fenomeno astronomico della eclisse è qui metafora spirituale. Il testo proviene dai primi versetti della biblica Genesi, relativi alla creazione e alla separazione della luce dalle tenebre. ("In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre. E chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.") Il titolo latino Lumen Tenebrae contiene dunque il concetto dell'intero lavoro, la luce che nasce dentro la tenebra.
I cantanti avevano già proposto a cappella i primi minuti dell'opera due giorni prima, il 12 agosto, durante l'eclissi solare totale.
Questa sera, l'opera è presentata nella sua interezza. Nella monumentale Chiesa il suono nasce dalle voci, che sono quasi un unico organismo. Poi, le otto voci si separano, si sovrappongono, creano accordi e risonanze, dove convivono sonorità medievali e armonie moderne. La qualità tecnica del coro è magistrale: equilibrio tra le parti, espressione, controllo dei volumi, cromatismi, ricchezza polifonica, precisione dell'intonazione.
La tiorba, dal suono rarefatto, non accompagna le voci, ma crea un ponte tra un brano e l'altro.
Il programma esegue brani del compositore rinascimentale Tomás Luis de Victoria, il più importante musicista ispanico della sua epoca, attivo principalmente in Italia. A seguire, la musica di Bernat Vivancos crea un'atmosfera profondamente contemplativa. La ricchezza armonica, la luminosità degli accordi maggiori e la serenità delle sonorità minori dilata il tempo in una sublime estetica meditativa, quasi trascendente. È particolarmente significativo ascoltare questi brani in una chiesa cistercense medievale e nella penombra, senza alcuna teatralità esterna. E il mirabile edificio è parte della composizione scenica.
Per il Maestro Jordi Savall, questa edizione ha rappresentato uno dei momenti più soddisfacenti nella storia del Festival: «Questo Festival mi ha reso profondamente felice. Abbiamo sempre potuto contare sulla generosità della popolazione locale, (alcuni musicisti internazionali sono stati ospitati nelle case del luogo) e ne siamo molto grati. Approfittando dell’eclissi abbiamo dato coerenza all’intera programmazione e fatto vivere esperienze molto innovative (...), di un livello artistico e umano straordinario, l’organizzazione ha funzionato molto bene e il pubblico è venuto. (...) Sono molto felice e molto grato.»












Comments