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Il Canto delle Balene, un racconto di Ferdinando Camon

Writer: Planet Claire
Planet Claire
Aug 19
4 min read

Updated: Aug 25

2026© articolo di Clara Bruno - tutti i diritti riservati tempo di lettura: 4 minuti Il canto delle balene di Ferdinando Camon edizioni Hacca

Collana Novecento.0 Hacca Edizioni ha sede a Matelica (Macerata). Fondata da Francesca Chiappa nel 2006, la casa editrice indipendente mantiene una identità propria, lontana dai grandi poli culturali di Milano e Roma. Pubblica narrativa contemporanea italiana, internazionale e saggistica. Indaga la contemporaneità e i mutamenti in atto attraverso la letteratura. Recupera e valorizza importanti opere del Novecento letterario italiano. Fa ricerca sul linguaggio, con grande attenzione allo stile e alla forma della scrittura, allo sperimentale, all'innovazione. Da voce a scrittori esordienti e emergenti che faticano a trovare spazio nel mercato librario tradizionale. Clicca qui per il catalogo della casa editrice con i suoi titoli molto interessanti in bellissima veste grafica. --- --- ---


Il Canto delle Balene, romanzo di Ferdinando Camon (1989)

«Raramente, molto raramente mi avviene di leggere, racconti così giusti, nella misura e negli intendimenti, così vivaci, della rapidità e leggerezza di un conte philosophique.»  Così aveva scritto Leonardo Sciascia, commentando il brevissimo romanzo di Camon sul finire degli Anni Novanta.

Il canto delle balene è un romanzo insolito. Breve, poco più di cento pagine, denso di significati, affronta con ironia e amarezza la crisi della coppia contemporanea. 

Il bisogno di custodire una parte segreta e inviolabile di sé è il motore della vicenda e del pensiero di Camon. Lo scrittore padovano sottolinea l’illusione che la psicoanalisi possa rendere trasparente l’animo umano, mentre con i suo personaggi ci parla di matrimonio, desiderio, memoria, tradimento, anche non carnale, e della libertà individuale che non deve venire meno anche all'interno della  coppia.

Il protagonista, Costante -detto Tino- è un professionista sposato con Mavina. La moglie segue un percorso psicoanalitico e convince il marito a partecipare a una seduta di terapia. Durante quell’incontro, Tino scopre con sgomento che la moglie ha raccontato all’analista ogni dettaglio della loro intimità e della vita sessuale della coppia. Per lui è un’umiliazione: è una intrusione nell’ultimo spazio inviolabile del matrimonio.  Da questo episodio, con cui inizia il romanzo, nasce una sorta di viaggio interiore del protagonista: ripercorre la storia del proprio matrimonio, la nostalgia per le occasioni perdute (nostalgia che attraversa quasi ogni esistenza), gli amori mancati con altre donne, le illusioni della giovinezza. Alla fine arriva una vendetta (o una “conseguenza”) dell’essersi sentito esposto e “tradito”, pur non carnalmente: è il punto culminante del romanzo, la sua lisi.

Il “canto delle balene” compare indirettamente: le balene comunicano attraverso richiami profondissimi che attraversano l’oceano. La loro voce è misteriosa, rara. Nel racconto di Camon, due persone riescono a udire il canto delle balene, interpretandolo in modo diametralmente opposto: il percepire i misteri e la comunicazione profonda in maniera non omogenea conferma l'impossibilità di una vera comunicazione e comprensione tra gli esseri umani.


Camon costruisce un romanzo psicologico e filosofico, che chiude la sua trilogia psicanalitica, in cui esplora lnevrosi della coppia.

Secondo Camon una coppia non può sopravvivere se ogni pensiero viene esposto, analizzato, verbalizzato. L’ossessione moderna della trasparenza distrugge il mistero che rende possibile l’amore.

Camon inoltre critica la psicoanalisi trasformata in moda culturale. L’autore non contesta Freud e altri grandi pensatori, ma ironizza su una società che pretende di medicalizzare ogni emozione e di interpretare ogni gesto come sintomo.


La prosa de Il Canto è essenziale, quasi parlata. Dietro questa apparente semplicità si nasconde una costruzione molto raffinata.

Il lettore avverte tutto il tempo un senso di inquietudine. Il romanzo ricorda, per certi aspetti, i moralisti francesi e certe pagine di Milan Kundera: la vicenda privata è spunto per riflettere su un’intera civiltà.

L’autore osserva l’uomo occidentale alla fine del Novecento: un individuo che possiede benessere materiale e continua a inseguire nuovi maestri, nuove terapie, nuove spiritualità, restando però in superficie, senza riuscire a colmare il proprio vuoto esistenziale e spesso restando nettamente preda di una perdita di scopo. 

La vicenda matrimoniale diventa il simbolo di una crisi culturale più vasta.  Per Camon l’uomo rimane irriducibile a qualsiasi teoria: c’è sempre un nucleo segreto, un “canto delle balene” inconoscibile e nessun sistema può spiegare completamente l'essere umano.

L’autore parla anche del prezzo che paghiamo quando rinunciamo al diritto di restare, almeno in parte, incomprensibili anche alle persone che amiamo.


E' interessante sottolineare un altro aspetto del romanzo e dell’intera opera di questo autore: proveniente da una famiglia contadina fortemente cattolica del Veneto, lo scrittore  ha riflettuto per tutta la vita sul rapporto tra uomo e Dio e la dimensione religiosa attraversa quasi tutta la sua produzione, anche quando assume la forma del dubbio, del conflitto o della provocazione. È un intellettuale credente (non un autore devozionale) che interroga continuamente la fede e ne esplora le contraddizioni. Il confronto tra fede e ateismo è costante. I personaggi discutono della possibilità di credere nell’epoca contemporanea. La domanda di fondo è «Che cosa sostituisce Dio quando Dio scompare?» Il Vangelo compare come un termine di confronto. I suoi valori -il perdono, la misericordia, la verità, l’amore- vengono evocati per misurare la distanza tra l’ideale cristiano e la vita reale. Un personaggio si chiede se sia possibile vivere secondo il messaggio evangelico o se esso rappresenti un orizzonte irraggiungibile. L’uomo moderno, dopo aver abbandonato la religione tradizionale, non ha smesso di cercare una forma di salvezza e di senso, in una sorta di nostalgia del sacro. Ha trasferito altrove quella ricerca: nella psicoterapia, nelle filosofie orientali, nei guru, nell’autoanalisi, nelle nuove spiritualità. E anche chi è cristiano, può vivere una fede superficiale, fatta di abitudine più che di autentica esperienza. La psicoanalisi, nel romanzo, diventa una religione laica: il terapeuta prende il posto del confessore, il lettino sostituisce il confessionale e l’interpretazione dell’inconscio prende il posto dell’esame di coscienza e delle proprie responsabilità. Il Canto delle Balene è anche un libro sulla crisi spirituale dell’uomo contemporaneo. L'autore suggerisce che forse nulla rimane dell’uomo quando elimina ogni mistero dalla propria vita e, così dicendo, ci accompagna dentro la ferita non rimarginata tra fede e dubbio.


 
 
 

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