David Bowie nel 10° anniversario della morte: la sua casa a Bromley, London diventerà un museo
- Planet Claire
- Jan 13
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Updated: Jan 14
articolo di Clara Bruno tempo di lettura: 3'
Nel decimo anniversario della morte di David Bowie (1947-2016), il 9 gennaio 2026, leggo su The Guardian una notizia che per me ha il sapore di una restituzione simbolica: il Heritage of London Trust ha acquistato (nell'agosto 2025, per circa UK £ 400,000) la casa in cui Bowie visse da ragazzo a Bromley, sobborgo a sud di Londra, al 4, Plaistow Grove, con l’intento di trasformarla in un museo aperto al pubblico, dopo un restauro che la riporterà al suo disegno originario, grazie anche a un fund raising che inizia oggi. La casa-museo aprirà alla fine del 2027. Quella casa, io ero andata a vederla, anni fa, da fuori e la ricordo bene: è una casa bianca, ordinaria, a due piani, inserita in una strada molto tranquilla, lontana da qualsiasi glamour. Racconta la fase germinale, il luogo in cui David Jones, che vi abitò dagli otto ai vent'anni (1955–1967), cominciò a diventare David Bowie, costruendo la sua identità nella sua camera di adolescente, al piano di sopra, che era rifugio e laboratorio creativo, tra dischi, moltissimi libri e la determinazione di diventare chi si sentiva di essere, utilizzando il suo talento superiore alla norma. “I spent so much time in my bedroom. It really was my entire world. I had books up there, my music up there, my record player. Going from my world upstairs out onto the street, I had to pass through this no-man’s-land of the living room.” (Passavo così tanto tempo nella mia camera da letto. Era davvero tutto il mio mondo. Lassù avevo i libri, la mia musica, il giradischi. Per passare dal mio mondo al piano di sopra alla strada, dovevo attraversare questa sorta di terra di nessuno del soggiorno.)
Aprire quella casa significa permettere di entrare fisicamente nel tempo della formazione, quando l’artista non era ancora un’icona ma un ragazzo di periferia, immerso in un contesto che lui stesso avrebbe poi trasformato in materia creativa. I suburbs del sud di Londra, percepiti come marginali, diventano il centro di una narrazione culturale ampia: quella di un talento che nasce e che -proprio da quella distanza dal mondo dell'arte- trae la spinta per inventarsi.
Il progetto del museo non punta alla celebrazione, ma alla comprensione del suo percorso, della sua educazione sentimentale artistica. Il museo offrirà laboratori e workshop a giovani.
La notizia della creazione del museo ha anche una risonanza personale forte per me. Nel 2010 ero a Londra e andai dunque a vedere esattamente quella casa, in una sorta di pellegrinaggio laico molto discreto, sapendo che era stata la casa della famiglia Jones. Volevo vedere il quartiere, le strade, l’atmosfera delle origini di questo Bromley lad, avvicinarmi a quei luoghi come se potessero raccontare qualcosa del suo universo creativo. Naturalmente la casa era abitata, privata, e non si poteva visitare, non esisteva alcun progetto pubblico attorno a quel luogo: ci si poteva solo fermare davanti, in silenzio, rispettando quella normalità quotidiana che ancora la proteggeva. Si andava via portandosi dietro una sensazione di prossimità e insieme di esclusione, uno di quei punti segnati sulle mappe emotive degli appassionati di musica e di questo geniale immenso artista.
Ripensandoci adesso, sorrido: ci andai troppo presto. L’idea di farne un museo non era ancora venuta a nessuno, e quella mia visita era stata, senza saperlo, un gesto che precorreva i tempi per aver voluto vivere quel luogo come uno spazio carico di memoria, quando era ancora privo di una cornice ufficiale. È bello che il gesto individuale, allora solitario e quasi "clandestino", sia diventato un'idea condivisa, riconosciuta dalla coscienza collettiva, e la casa sia pronta a trasformarsi in luogo di incontro, di racconto e di ispirazione per chi vorrà conoscere la storia di come, da una periferia apparentemente anonima, sia nato uno degli artisti più radicali e visionari del Novecento.







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