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Cenerentola di Gioachino Rossini al Teatro Regio di Torino

  • Writer: Planet Claire
    Planet Claire
  • 4 days ago
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Updated: 2 days ago


articolo di Clara Bruno sull'opera vista al Teatro Regio di Torino il 18 gennaio 2026 Al Teatro Regio di Torino La Cenerentola di Gioachino Rossini è in programma in gennaio, inserita nella Stagione d’Opera 2025/2026. Va in scena il celebre dramma giocoso scritto da Rossini poco dopo Il Barbiere di Siviglia, nel 1817. Rossini trasforma la antica fiaba popolare, riprendendola liberamente da Giambattista Basile (1634) e da Charles Perrault (1697), e crea la sua versione dando maggiore rilievo agli elementi comici e sottolineando una 'morale della favola' incentrata sul potere della bontà e del perdono. Bello vedere quest’antica fiaba in versione teatro dell'opera nella personale rilettura del grande compositore. Ilarità e verve ironica sono gli ingredienti geniali del Maestro pesarese, che entrano nella trama come meccanismi a orologeria. L’opera ha la leggerezza e la vivacità tipiche rossiniane, ma regala anche momenti di pura poesia.

Rossini, in sole tre settimane, costruì un capolavoro. Rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, l'opera La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo attualizza la fiaba: Rossini sostituisce alla magia tipica delle tradizioni popolari l’ingegno e un classico gioco di travestimenti e identità capovolte: il principe si finge servitore, il servitore si presenta come principe, il mentore del principe Alidoro è un filosofo e precettore e si travestirà da mendicante. Cenerentola è l'unica che resta in ogni momento se stessa, persino quando si reca abbigliata con grande eleganza al ballo. Molti degli elementi simbolici della fiaba classica, come la fata, la matrigna, la scarpetta, sono un po' trasformati in nuovi personaggi e oggetti: il già citato Alidoro è il deus ex-machina, come nelle versioni tradizionali è la Fata Turchina; la matrigna diventa il patrigno Don Magnifico, nobile squattrinato che ha sperperato il patrimonio della figliastra Angelina, detta Cenerentola; un braccialetto sostituirà la meravigliosa scarpetta di cristallo. L'allestimento della regista Manu Lalli era già stato proposto al Maggio Fiorentino, ma per fortuna qui con meno bambini sul palco, solo una, che suppongo raffiguri idealmente l'infanzia felice che Cenerentola ha perduto con la morte della mamma e i suoi sogni infantili infranti. Si tratta di un allestimento pieno di spirito e fascino. La magia che guida il lieto fine nelle scene del Teatro Regio di Torino non è incantesimo soprannaturale. L'incantamento come lo vede Lalli è comunque pienamente rappresentato dalle ballerine-fate (decisamente troppe: horror vacui sul palcoscenico?) che danzano in una pioggia di brillantini e poi debordano nella sala tra le poltrone; nonché dalla zucca che si trasformerà metaforicamente in carrozza. Ma è la virtù interiore della fanciulla protagonista a dominare con ferma dolcezza gli equivoci, gli scambi di ruoli, il lieto fine morale. Il ritmo della regista fiorentina è vivace e abbraccia il divertimento del melodramma giocoso, a tratti con una comicità a mio gusto un po' facile: gestualità meccanica, marionettistica reiterata in abbondanza. Ma il pubblico in sala ride parecchio a questo approccio che vuol essere spiritosamente "demenziale". Piacevole l’adesione alla fiaba ricreata nel primo Ottocento, con alcune invenzioni di puro teatro, come dev’essere. Ma la sensazione complessiva è che l'opera sia stata un po' addomesticata e la sua protagonista resa un po' "decorativa", in un lavoro illustrativo e un po' superficiale. Rossini aveva voluto consapevolmente togliere una parte del fiabesco, ma Lalli lo reimmette, con ogni buona intenzione, creando uno spettacolo godibile.

Manu Lalli racconta: "Cenerentola ha un desiderio di libertà, ma più ancora di rivendicazione di diritti, come tutta l'Italia, all'epoca sotto il giogo del dominatore. La casa del cattivo Barone, patrigno di Angelina detta Cenerentola, è un luogo dove il desiderio di libertà e i diritti sono stati repressi dalla stupidità e dall’ignoranza. Le malvagie sorelle e il tremendo patrigno Don Magnifico (che fa ridere proprio a causa della sua immensa stupidità) sono gretti, incivili, ignoranti, strappano pagine dei libri che Cenerentola conserva dalla biblioteca della defunta madre, libri di un passato fatto di lettere e poesia. "Una volta c’era un re" è la prima parola che Cenerentola dice all’inizio dell’opera. I suoi sogni, le sue aspettative, la sua bontà si alimentano di queste narrazioni. Le fate sono guidate da Alidoro, colto e saggio precettore del principe. È questo maestro il vero deus ex machina del racconto; le fate aiutano la ragazza con la loro magia, ma scompariranno dalla sua vita quando smetterà di crederci. Il matrimonio che ella ottiene, disinteressato e basato sull’amore, è il frutto della sua bontà e della sua intelligenza e la renderà finalmente adulta. L’ingresso nel “principio di realtà” fa scomparire la magia: è solo allora che Cenerentola si rende conto che non è stata la presenza della fata che l’ha resa libera e amata, ma la sua bontà, la sua virtù e la non scontata, e mai istintiva, capacità di perdonare." Nella sua veste sorridente e giocosa, La Cenerentola è un’opera dal forte valore simbolico. La protagonista incarna un ideale di bontà che non si lascia contaminare dall’odio, ma lo disinnesca con il perdono e con la scelta di non rispondere alla violenza con altra violenza. Nel mondo popolato da arrivismo, vanità e meschinità, Cenerentola diventa una figura pacificatrice: ricuce i rapporti spezzati e offre una seconda possibilità anche a chi l’ha violentemente a lungo umiliata. La sua ascesa sociale e personale è frutto di pazienza, intelligenza e compassione, valori che superano prepotenza e superficialità, facendo del perdono una forza trasformativa che cambia il destino dei personaggi. Una piccola, ingenua (a mio avviso, non utile) manipolazione del libretto viene fatta con un riferimento molto torinese al Regio Manicomio di Collegno (Torino), il localmente famoso ottocentesco ospedale dei pazzi. Sul podio dell'Orchestra e Coro del Teatro Regio sale Antonino Fogliani, direttore d'orchestra di riferimento del repertorio belcantista; nel ruolo di Cenerentola il mezzosoprano di coloritura Vasilisa Berzhanskaya. Accanto a lei un cast che si cimenta con l'energia teatrale rossiniana: Nico Darmanin (il principe Don Ramiro), Roberto de Candia (Dandini, il cameriere del principe), Carlo Lepore (Don Magnifico, il padre delle sorellastre), Maharram Huseynov (Alidoro, il precettore del principe) e le artiste del Regio Ensemble Albina Tonkikh e Martina Myskohlid nei panni delle altezzose e grossolane sorellastre Clorinda e Tisbe. Il Coro del Teatro, sempre magistrale, è preparato dal maestro Piero Monti. Al Teatro Regio di Torino, l’azione è collocata in ambienti dipinti che evocano atmosfere tra Settecento e Ottocento. Le scene sono di Roberta Lazzeri. I costumi firmati da Gianna Poli delineano con ironia i diversi caratteri dei personaggi. Per Poli, lo spettacolo è in costume più o meno dell’epoca, (quindi -per dire- non c’erano lunghi bocchini da sigaretta anni Quaranta per le sorellastre, cappotti militari della Gestapo per il coro maschile, cappelli Borsalino per il principe, grembiulini da cameriera di grand hôtel per la Cenerentola, insomma non c’erano i soliti costumi contemporanei usati quali ormai prevedibili metafore). Cenerentola al ballo, lei che è una icona di bontà e di perdono, è invece vestita di un lungo abito décolleté nero. Meglio sarebbe stato il classico colore celeste?, ma se si voleva innovare l'abito in chiave di empowerment femminile, il colore giusto non mi pare fosse il nero per questo personaggio di sublime compassione e bontà... Le luci di Vincenzo Apicella, riprese da Valerio Tiberi, accompagnano Cenerentola dal focolare domestico allo splendore del palazzo reale. In un omaggio ai locali castelli sabaudi, il palazzo reale è raffigurato, nell'ultimo quadro dell'opera, con la splendida fuga prospettica della Galleria di Diana della Reggia di Venaria.

Cenerentola sogna leggendo i libri della sua defunta madre vicino al camino in una pausa dalle sue faticose corvée domestiche. Le grossolane e cattive Sorellastre le danneggiano i libri ma questi  la accompagneranno alla conquista della felicità e del riscatto.
Cenerentola sogna leggendo i libri della sua defunta madre vicino al camino in una pausa dalle sue faticose corvée domestiche. Le grossolane e cattive Sorellastre le danneggiano i libri ma questi la accompagneranno alla conquista della felicità e del riscatto.
Cenerentola, il Mendicante (il filosofo Alidoro sotto mentite spoglie) e le Sorellastre
Cenerentola, il Mendicante (il filosofo Alidoro sotto mentite spoglie) e le Sorellastre
Cenerentola e il Principe si innamorano
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Le Sorellastre con il loro padre, il becero Patrigno Don Magnifico
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