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76 Berlinale - L’inconcepibile e ipocrita discorso di Wim Wenders

  • Writer: Planet Claire
    Planet Claire
  • 1 day ago
  • 3 min read

La presa di posizione del presidente della giuria della Berlinale, Wim Wenders, nel rispondere alle domande sulla politica ha suscitato grande indignazione internazionale nel giorno di apertura del festival di quest’anno.

Nel suo discorso inaugurale della Berlinale, che, insieme al Festival di Cannes e alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è uno dei principali festival cinematografici europei, il veterano regista Wim Wenders ha esaltato il potere del cinema di contribuire a guarire un pianeta ferito, ma ha altresì assunto una posizione ipocrita e scandalosa.


Wim Wenders è quest’anno il presidente della giuria della Berlinale,  giunta alla sua 76ª edizione. Il film festival di Berlino è da sempre il più politicizzato tra i tre citati grandi festival cinematografici internazionali europei.

Eppure Wenders ha fatto un discorso imbarazzante e vergognoso: interrogato sul ruolo del cinema nell’attuale clima di guerra e sconvolgimenti sociali, l’autore de Il cielo sopra Berlino e del candidato all’Oscar Perfect Days ha affermato: «Sì, i film possono cambiare il mondo. Non in senso politico.»


Rispondendo a una domanda diretta in conferenza stampa sul sostegno tedesco a Israele durante la guerra a Gaza e sulla solidarietà “selettiva” verso i popoli assediati nel mondo, Wenders ha respinto l’idea che l’industria cinematografica o il festival debbano assumere attivamente posizioni politiche!

«Dobbiamo restare fuori dalla politica perché, se realizziamo film esplicitamente politici, entriamo nel campo della politica», ha detto. «Ma noi siamo il contrappeso della politica, siamo l’opposto della politica. Dobbiamo fare il lavoro delle persone, non quello dei politici.»


Una affermazione del tutto inconsistente poiché da sempre il cinema è politico: i testimoni sono artisti del calibro di Pasolini, Pontecorvo, Costa Gavras, Sergej Ėjzenštejn, Bertolucci, Ken Loach, Fassbinder, Elia Kazan, il regista curdo Yılmaz Güney, Jafar Panahi -perseguitato dal regime iraniano, Zhang Yimou, Ousmane Sembène -padre del Cinema africano e intelligente oppositore del colonialismo, e innumerevoli altri.


La produttrice polacca Ewa Puszczyńska, membro della giuria di Wenders e produttrice del bellissimo film La Zona di Interesse, ha assurdamente definito l’impostazione della domanda «ingiusta». Ha dichiarato: «Certo, cerchiamo di parlare alle persone e farle riflettere, ma non possiamo essere responsabili della loro decisione, che sia sostenere Israele o sostenere la Palestina. Ci sono molte guerre in cui viene commesso un genocidio e non ne parliamo… quindi è una domanda complessa ed è un po’ ingiusta. Il cinema ha un incredibile potere di essere compassionevole e empatico» Ha aggiunto: «Le notizie non sono empatiche. La politica non è empatica, ma i film lo sono. E questo è il nostro dovere.»


Come reazione a queste affermazioni, la celebre autrice indiana Arundhati Roy si è ritirata dalla Berlinale per il “rifiuto inconcepibile” della giuria di commentare Gaza: «Sentirli dire che l’arte non dovrebbe essere politica è sconvolgente.»


Il ritiro di Arundhati Roy dalla Berlinale è molto rilevante.

La regista, che avrebbe dovuto presentare la sua commedia universitaria del 1989 “In Which Annie Give It Those Ones” nell’ambito della sezione Classics, ha dichiarato che non parteciperà più, citando le «dichiarazioni inconcepibili» rilasciate dai membri della giuria quando è stato chiesto loro di commentare la situazione a Gaza.

«This morning, like millions of people across the world, I heard the unconscionable statements made by members of the jury of the Berlin film festival when they were asked to comment about the genocide in Gaza. To hear them say that art should not be political is jaw-dropping. It is a way of shutting down a conversation about a crime against humanity even as it unfolds before us in real time – when artists, writers and film makers should be doing everything in their power to stop it. Let me say this clearly: what has happened in Gaza, what continues to happen, is a genocide of the Palestinian people by the State of Israel. It is supported and funded by the governments of the United States and Germany, as well as several other countries in Europe, which makes them complicit in the crime. If the greatest film makers and artists of our time cannot stand up and say so, they should know that history will judge them. I am shocked and disgusted. With deep regret, I must say that I will not be attending the Berlinale.» (Arundhati Roy)







 
 
 

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